Tre opposti che si attraggono

Ambientato nella bellissima Parigi, all’interno di un condominio dove vivono famiglie altolocate della borghesia francese, “Il riccio” è un film del 2009 tratto dal famoso libro “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery.

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Gli “ingredienti” principali di questo riuscitissimo film?

Paloma. Una bambina di 12 anni, figlia di una ricca famiglia borghese, che, insoddisfatta della vita e delle sue prospettive, ha deciso che quando compirà 13 anni si suiciderà e nel frattempo riprende tutto ciò che la circonda (famiglia e non), per montare il suo film da lasciare ai posteri.

La portinaia dello stabile di nome Renee. Renee racchiude in se la maggior parte degli stereotipi riguardanti questo mestiere. Una donna trasandata, burbera, scontrosa e sola (a parte il gatto ed un’amica di vecchia data). In realtà Renee nasconde dentro di se un animo letterario, artistico, che ha quasi “paura” però di condividere con il resto del mondo.

Il signor Ozu. Un elegante e raffinato uomo giapponese che arriva nel palazzo in qualità di nuovo proprietario. Una persona educata, dai modi gentili e rispettosi nei confronti di tutti, ma soprattutto verso Renee e Paloma.

Dal mio punto di vista la figura chiave del film è proprio il signor Ozu. Con il suo comportamento sempre inappuntabile, giorno dopo giorno riesce:

  1. ad avvicinare Paloma e Renee, persone appartenenti a due mondi opposti;
  2. far capire alla giovane Paloma che la vita non è una grossa massa grigia, bensì un variopinto arcobaleno di colori dove, se lo cerchi, trovi sempre qualcosa di positivo;
  3. convincere la signora Renee a tirar fuori il suo essere donna ed il suo vero animo, quello di una donna di cultura, appassionata di grandi classici e film d’epoca.

Naturalmente non vi racconto il finale, ma vi invito a spendere un’ora e mezza del vostro tempo, per guardare questa che, senza paura, definirei una “chicca d’altri tempi”, un film delicato ed intenso come una piccola, ma deliziosa coppa di mousse al cioccolato.

Cinesaluti

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