Come cane e gatto

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Nella storia del cinema la guerra è stata raccontata e descritta in più e più modi. Tra gli esempi da ricordare mi vengono in mente: Apocalipse Now, Salvate il soldato Ryan, Full Metal Jacket, Black Hawk Down, La sottile linea rossa, Il nemico alle porte, Platoon, Lettere da Iwo Jima, fino ad arrivare ai più recenti Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, Unbroken di Angelina Jolie, Fury di David Ayer ed American Sniper di Clint Eastwood.

E proprio riguardo agli ultimi due che ho citato, Fury ed American Sniper, vorrei concentrare la mia attenzione e proporre una riflessione sul modo in cui il tema “guerra” è stato trattato.

L’unica similitudine che ritrovo è l’anno di uscita, il 2014. Per il resto li trovo diversi, contrapposti, quasi come il cane ed il gatto.

Fury è ambientato nel corso della seconda guerra mondiale e racconta la guerra concentrandosi sui rapporti umani, sulle emozioni e sulle dinamiche che si creano tra persone diverse fra loro, ma costrette gioco forza a condividere lo spazio angusto (di un carro armato) avendo come obiettivo una missione con pochissime possibilità di riuscita. E’ una guerra descritta con poche armi e più parole, con meno esplosioni e più dialoghi, con meno torture e più rapporti umani. L’ho trovato un film molto formativo, dove la guerra è si divisione fra fazioni contrapposte, ma anche e soprattutto un momento storico dove nessuno è eroe ma tutti sono vittime.

American Sniper è un film che ci racconta un periodo storico diverso, molto più vicino a noi: la guerra in Iraq contro Al-Qaida. In questo caso non si parla di una “squadra”, bensì di un uomo solo mandato nel deserto per cercare di eliminare pericolosi membri dell’organizzazione terroristica. Basato su una storia vera e girato da Clint Eastwood, il film mi ha lasciato l’amaro in bocca. Il potenziale per girare un film con la “F” maiuscola c’era tutto ma alcuni aspetti lo hanno reso, almeno ai miei occhi, un film noioso e pesante.

  1. Patriottismo a non finire.
  2. Si ripeteva più e più volte il concetto dell’America come “salvatrice del mondo e portatrice di democrazia”.
  3. Tutto incentrato sulla violenza, sull’uso delle armi, sul sangue e la rabbia.
  4. Aspetto umano, relazionale e psicologico toccato di sfuggita.
  5. Scene di combattimento che stordivano, in pieno stile videogame.
  6. Durata del film, esagerata.
  7. Alcune scene poco credibili e/o costruite con superficialità.

Tra i due ho preferito senza dubbio Fury. Il film ha due grandi pregi:

  • Trattare in maniera onnicomprensiva tutti gli aspetti che un conflitto porta con se (da quelli meramente di “battaglia” a quelli emozionali e psicologici).
  • L’obiettività di affrontarli senza condizionamenti di qualsivoglia natura.

Sono due stili diversi, due visioni contrapposte di descrivere un evento che purtroppo ancora oggi vediamo tristemente diffuso in tante, troppe nazioni.

Cinesaluti

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